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Giardino Bonaccorsi

GIARDINO BONACCORSI

 

La Villa Bonaccorsi è una splendida struttura originaria del XVI secolo, nota in Italia e nel mondo soprattutto per un esempio unico di Giardino all'Italiana, quindi formale, magnificamente conservato.

Dopo il 1665, venne progettato il cosiddetto “giardino segreto” sull’antico nucleo edilizio cinquecentesco , che attualmente occupa l’area tra la villa fortificata e la chiesetta barocca intitolata a S. Filippo Neri.

In mancanza di documenti precisi, si ipotizza la datazione del giardino stesso soprattutto sulla base di alcuni elementi particolari,come l’eccezionale corredo di statue che provengono in parte da una bottega specializzata del vicentino Orazio Marinali , morto nel 1720, e il cui nome √® riportato su alcuni basamenti.

Si ritiene che a quella data, l' anno di morte dell'artista, l'ideazione e la progettazione del giardino fosse già stata sviluppata.

Sembra probabile che fosse stato disegnato da Andrea Vici (assai attivo nelle Marche) o dai suoi aiuti, sulla traccia di un giardino addirittura preesistente, visto che parte della complesso edificio risale al XVII secolo.

Nel 1745 compare come direttore dei lavori l'architetto Bernasconi.

Nel 1750 una nuova condotta idrica permise di arricchire il giardino con imponenti giochi d'acqua e risultano molti pagamenti per la fornitura di statue.

La celebre studiosa di giardini , l'inglese Georgina Masson , durante una sua visita al Giardino a metà del secolo scorso, scrisse di come questo spazio verde, per la conservazione di tanti affascinanti dettagli (le forme di impianto della vegetazione, il ricco apparato scultoreo, i gruppi di automi), rappresentasse un realistico modello di giardino settecentesco.

Aggiungeva che il “giardino Buonaccorsi √® il perfetto esempio del Giardino delle Marche e, grazie alle amorevoli cure dei suoi proprietari, √® sopravvissuto in condizioni eccellenti, per mostrarci come dovevano apparire gli altri” (G. Masson, Italian Gardens, London 1961, p. 215).

La sua conservazione e la valorizzazione continuano ad essere favoriti anche in tempi recenti grazie ai suoi attuali proprietari.

 

Per conformazione l'area detta del “giardino segreto”sembra precedere la realizzazione dei successivi terrazzamenti e rappresenta forse l’originario giardino del primo nucleo della villa.

Rettangolare, di dimensione ridotta rispetto ai terrazzamenti successivi, fronteggia a est la parte originaria della villa e al capo opposto la chiesetta settecentesca dedicata a S.Filippo Neri, la cui facciata è coperta da cipressi in topiaria a guisa di arco.

 

Le quattro aiuole intorno alla fontana centrale di questo primo terrazzamento hanno un disegno particolare: cinte da una bassa siepe in bosso, contengono all’interno piccoli compartimenti per fiori con forma stellare, esagonale, trapezoidale, quadrata, disegnati da bordure in pietra e organizzati intorno ad una guglia che segna il centro di ogni aiuola.

 

Il giardino, esposto a meridione, è articolato in cinque terrazze principali che discendono la collina e in due ulteriori livelli intermedi, tutti collegati da una ampia scala centrale

 

Scendendo, fra il primo e il secondo terrazzamento si incontra dapprima un camminamento, posto a quota intermedia. Spalliere di agrumi corrono lungo il muro di sostegno del piano superiore e una serie di figure grottesche e nani poggia sulla balaustra rivolta a valle, preceduta da una siepe in bosso.

 

Il secondo terrazzamento lascia anch’esso spazio alla giocosit√† per la presenza delle statue di Arlecchino e Pulcinella e nello stesso tempo presenta una attenta simmetria dell’impianto geometrico delle aiuole a forma di stella e di losanghe, quadrati e triangoli…

Rigogliosissimi agrumi in vasi di di terracotta di fine 800 sono posti agli angoli, mentre fontane e obelischi segnano l’asse trasversale del livello.

 

Ad est è inoltre chiuso da una galleria verde, un bersò di antica costituzione ricoperto di edera, con finestre che nella vegetazione si aprono verso il giardino.

 

Si raggiunge il terzo livello, assai stretto, e ci si ritrova nel Viale degli Imperatori dove il tema settecentesco della mitologia e della sontuosità pervade il giardino in un equilibrio tra gioco e serietà che non si spezza mai.
Piante di camelie dai colori raggianti si evolvono nell’aria donando alle vicine statue degli austeri imperatori un’aria pi√Ļ plastica e leggiadra mentre i fini bossi dalle forme lineari presentano la mitologia nelle nicchie dedicate a Pan e a Flora.

 

Il quarto e quinto livello, pur facendo parte integrante del giardino sono segnati da una ridotta presenza di statue e decori e sembrano avere avuto in passato un carattere di servizio.

In particolare il quarto terrazzamento, a cui si accede dopo avere attraversato un corridoio intermedio analogo a quello esistente fra il primo e il secondo livello, è oggi decorato da ampie aiuole rettangolari che forse replicano la regolare partizione di un orto o un frutteto, ospitato in passato.

 

Il quinto terrazzamento √® segnato da lunghe e alte quinte parallele di sempreverdi, soprattutto di alloro. Sembra presentare i caratteri tipologici di una ragnaia, la cui presenza potrebbe essere confermata dalle due ampie peschiere, altro elemento tipico di queste strutture dell’uccellagione.

Il giardino ha inoltre due grotte; la prima detta del ”teatrino degli automi”, √® situata al livello inferiore in corrispondenza dell’asse centrale rappresentato dalla scalinata.

Si tratta di una grotticella a emiciclo rivestita di rocce calcaree spugnose e di conchiglie, all’interno della quale ci sono giochi idraulici e meccanici. Al centro della grotta c'√® la figura policroma detta di ‘Cecco Birbo’, un cacciatore in abito settecentesco che suona una trombetta e che in passato reggeva un fucile e portava a tracolla una fiasca da polvere in osso.

Alle sue spalle si trovano tre nicchie in cui, protetti da sportelli, sono collocati gli automi: alla sinistra un turco che suonava una tromba, a destra un Arlecchino che percuoteva un tamburo; entrambe le figure sono vestite con abiti in stoffa.

Al centro √® invece raffigurata una fucina, forse quella di Vulcano, in cui uomini (o ciclopi) battevano martelli su un’incudine. Quest’ultima scena √® derivata fedelmente da una incisione cinquecentesca di Giovanni Battista Aleotti; il disegno corredava l’edizione italiana del Pneumatica, un celebre testo dell’antichit√† dedicato ad automi e meccanismi ad aria compressa, scritto nel I secolo d.C. da Erone d’Alessandria (nell’edizione in italiano Gli artifitiosi et curiosi moti spiritati di Herrone, Ferrara 1589).

Ancora una prova dell’origine “colta” del giardino. In passato tutte le figure si muovevano, producevano suoni e lanciavano schizzi d’acqua.

Alle spalle della grotta è un corridoio che contiene i meccanismi destinati a dare movimento agli automi; fra essi i grandi mantici che, insieme alla pressione idraulica, concorrevano a dare suono e movimento alle figure.

L’insieme costituisce uno dei gruppi di automi pi√Ļ importanti d’Italia.

La seconda grotta √® collocata nella zona occidentale del giardino, al di sotto di uno dei corpi aggiunti alla villa ed √® detta la ‘grotta dei frati’.

Un lungo corridoio rivestito di rocce calcaree in cui le figure di due monaci, scolpiti in scala quasi reale, sono addossate alle pareti in atteggiamento quasi estatico .

Alla destra dell'ingresso una nicchia chiusa da uno sportello in legno la cui apertura riconduce la scena religiosa al puro gioco: compare infatti la figura di un diavolo che provoca schizzi di acqua da vari punti della grotta.

Documenti vari dell’inizio dell’Ottocento, indicano la presenza di altre figure animate nel giardino: uccelli, un cane, un cuculo e poi di sedili in legno basculanti che azionavano spruzzi d’acqua.

Il giardino fu successivamente ampliato nell’Ottocento dal conte Flavio Buonaccorsi.

Tra il 1869 e il 1870 per volere del conte Flavio Buonaccorsi fu abbattuto il muro di recinzione occidentale per realizzare il 'giardino dei Tassi' , un vasto terrazzo quadrangolare situato all’estremit√† occidentale e abbellito con magnifici tassi.

Al di l√† della monumentale limonaia usata per il ricovero delle piante in inverno, una sontuosa scalinata avviluppata all’edera ed al gelsomino invita a visitare il boschetto, posto a oriente del giardino formale .

Elemento usuale nei giardini dell’epoca e usato inizialmente quale luogo di caccia, abbellito da potenti lecci, fu trasformato in parco all’inglese attraverso l’introduzione di un laghetto artificiale, di percorsi sinuosi intervallati da statue, reso pi√Ļ romantico grazie alla presenza di ponti in legno e sedie in marmo da dove poter ammirare lo straordinario spettacolo verso l'orizzonte marino.

Chiude il percorso di visita, quasi salutando, il cipresso la cui età sfiora i 300 anni e che custodisce la chiesetta privata, ultima gemma di un giardino che vale la pena davvero di saper ascoltare.

 

Il visitatore avr√† il privilegio di passeggiare in un ambiente senza tempo, che si riveste anche di inaspettate connotazioni romantiche… La vista √® splendida dalle colline fino al mare . Il profumo degli agrumi che nei giorni di sole sono tutt'uno con la brezza del vicino mare.

L'appassionato curatore del giardino vi guiderà ad assaporare i profumi delle siepi, dei fiori delle aiuole e delle piante esotiche che grazie alla felice posizione si sono acclimatati e  continuano a sorprendere con i loro vivaci colori .

Buona passeggiata!

 

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